Questo romanzo è stato difficile, lo ammetto. Non difficile come potrebbe esserlo uno di Tolstoj o uno di Hesse; quando dico difficile, intendo complicato da seguire. Con uno stile di scrittura che rasenta l’infantile, la Douglas prende il tuo cervello, lo riduce in poltiglia e poi ti fa credere di poterlo riportare allo stato originale, ma no, non puoi. Ed è così che ti lascia, confusa e amareggiata, con un finale che non potrai capire pienamente anche se in realtà è più che comprensibile.

Se ci ho capito qualcosa? Assolutamente no.

Se lo consiglio? Decisamente sì.

Quello che mi ha messa a disagio però, detto sinceramente, è stato proprio lo stile: mi ha instillato un senso di stranezza e di incompatibilità con il racconto che purtroppo non sono riuscita a scacciare. La protagonista, Abigail, detta Abi o Abs, ha quasi raggiunto la soglia dei trent’anni ma, come ho detto poco fa, Claire Douglas la fa parlare come una bambina problematica, cosa che, alla lontana, è. Lei ha perso la sua gemella, quindi come biasimarla. Il rapporto tra gemelli va ben oltre la normale relazione tra consanguinei. Loro hanno diviso l’utero materno per nove mesi, è chiaro che il loro legame si spinge oltre il normale. Ed è altrettanto normale, dunque, uscire di testa se la tua gemella improvvisamente muore, e se tu ti addossi la colpa di tutto.  Come puoi evitare di cercarla sempre, nei luoghi che visiti, nelle azioni che compi o nelle persone che vedi? Abi la trova ovunque, anche quando non vorrebbe, perché ogni volta riapre una ferita che da più di un anno sta tentando di chiudere. Come perdere allora l’occasione di mettere fine a questo tormento quando le si presenta davanti agli occhi, magra, alta, capelli biondi, viso a forma di cuore e labbra larghe, la copia sputata di Lucy – e quindi di Abi stessa – che le chiede implicitamente di entrare a far parte della sua vita?

Ho continuato a leggere perché avevo un disperato – disperato – bisogno di chiarezza. Fin dall’inizio tutto è stato confuso. Un mucchio di domande si susseguivano nel mio cervello, senza un’ordine, senza una risposta. Avevo bisogno di sapere. Di sapere che c’era una spiegazione per tutto, che prima o poi avrei capito. Certo, ho capito. Molte domande sono rimaste dove erano prima, nuove si sono aggiunte alle precedenti e ad alcune è stata data una risposta. Ma il libro è ancora lì, in sospeso, senza una fine. Perché non ce l’ha, una fine. È un circolo vizioso, di bisogno e di dolore, di un vuoto che mai potrà essere ricolmato.

Sono una frana nel comprendere i thriller e i gialli. Di solito, l’assassino è sempre il contrario di quello che penso, il colpevole non è mai il mio sospettato principale. Ebbene, in una storia dove tutti sono sospettati, non c’è un vero vincitore o un vero assassino. Sono tutti, in qualche modo, legati dal sottile filo della pazzia, anche se nessuno vuole davvero dirlo ad alta voce. Ognuno, a modo suo, ha un disturbo. Tutti sono colpevoli e tutti sono innocenti, alcuni più di altri.

A chi si deve attribuire, la pazzia? I disturbi mentali, di chi sono la colpa? Dell’ambiente? Dei geni? Dell’educazione? Dei traumi subiti nel corso della vita?

Forse a un po’ di tutto. Ma allora a chi la diamo, la colpa? Io ho cambiato idea almeno ventisei volte nel corso della lettura. E nessuna delle ventisei volte ci ho preso. Sono curiosa, se leggerete questo libro, di sapere se invece voi siete riusciti subito a individuare la persona un po’ più colpevole delle altre. Io, davvero, non ce l’ho fatta. Tutti i personaggi mi sono sembrati incredibilmente lunatici, bipolari, ogni tanto troppo rabbiosi. I loro comportamenti variavano così tanto, i loro pensieri erano così contrastanti, che non sono riuscita a individuare per bene il loro carattere, le loro opinioni, il loro pensiero. Le battute finali mi hanno fatto un po’ di chiarezza solo sulla protagonista.

E allora, perché no… aspetto un vostro giudizio.

Un confronto con altri lettori è proprio ciò di cui avrei bisogno.

Purtroppo non ho controllo sulle mie mani: quando hanno voglia di scrivere, scrivono. Non si curano affatto dell’orario. Quindi, con questo post vi auguro la buonanotte.

A prestissimo 🙂

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