Secondo capitolo di una trilogia che si sta rivelando più intrigante di quanto pensassi. Questa volta cercherò di non dilungarmi troppo.

Non posso fare a meno di continuare a paragonarlo a 50 sfumature di grigio, che non è per niente all’altezza del confronto. Questo secondo volume mi ha fatto realizzare che, al di là dell’accennato triangolo amoroso, vengono in realtà sollevati svariati temi da parte dell’autrice, anche se chiaramente non sono approfonditi perché questo è più un romanzo introspettivo piuttosto che di denuncia sociale. Questo evidenzia lo spessore di contenuto che non ho potuto fare a meno di notare: sebbene le scene spinte siano comunque descritte ed enfatizzate senza paura, una storia diversa e più sottile si insinua tra le trame della passione, una storia fatta di travagli, di errori e di accettazione del dolore come conseguenza di una vita dissoluta del passato, ma anche la volontà di cambiare e risollevarsi per qualcun altro. Il nostro Christian Gray starà morendo di invidia sapendo che la sua storia personale, di psicologia spiccia, è di gran lunga superata in questa storia travolgente.

I paragoni con le donne del passato che Sarah, la protagonista, studia, sono un velato tocco di classe. Anche le loro vite sono intrecciate, sebbene siano ragazze provenienti da epoche diverse; ma tutte, a loro modo, trovano riscontro anche nella vita di Sarah, che si farà coinvolgere nelle loro vicende più del necessario.

Personalmente ho trovato questo secondo volume inutilmente ripetitivo, perché ha ripreso molte volte vari passaggi del libro precedente, La ragazza dietro la maschera. All’incirca metà del libro è stato occupato da riferimenti alle avventure appena passate di Sarah. Potrebbe anche essere stata una mossa studiata, apposta per fare il punto della situazione perché magari era passato troppo tempo tra la pubblicazione del primo libro e quella del secondo, ma comunque quando una persona, come me, si trova a leggerli uno dopo l’altro, l’effetto non è dei migliori.

Ormai è palese la grandissima ripresa del libro La bella e la bestia in chiave sicuramente moderna, anche perché ci stiamo addentrando sempre di più nel tema della bellezza interiore a discapito di quella esteriore. So che è un’utopia poter affermare che esiste qualcuno in grado di amare solo per ‘quello che c’è dentro’, e non a caso La bella e la bestia è solo una favola, ma mi sento di sperare che il terzo libro non prenda il sentiero realistico e che non rappresenti la realtà attuale, perché vorrebbe dire ammettere la vittoria della bellezza esteriore sull’anima di una persona.

Se il primo romanzo mi aveva fatto pensare al femminicidio, tema piuttosto pesante, bollente, ma soprattutto molto sentito in questo periodo, questo mi ha fatto pensare alla donna-oggetto. In un passaggio che non mi ha lasciata del tutto indifferente, la nostra protagonista sogna di essere ‘usata’ da tanti uomini, uno dopo l’altro, che non si curano di lei e che la vedono soltanto come un mezzo per raggiungere il loro fine: il piacere carnale. Anche oggi la donna è spesso portata ad essere vista soltanto come qualcosa di cui abusare, una mera distrazione sessuale, invece di apprezzarla per quello che è: sensibile, dolce e premurosa. Le immagini che si hanno oggi delle donne sono sconcertanti, come quella che siano tutte ‘di facili costumi’, sia quelle che si concedono, proprio perché lo fanno, sia quelle che non si concedono, proprio perché non lo fanno. È pur vero che le ragazze che alimentano questi pensieri esistono, ma le persone fanno di tutta l’erba un fascio ed estendono questi pregiudizi – o giudizi – a tutto il genere femminile. Dove sono le ragazze che arrossiscono per uno sguardo o un complimento? E dove sono i ragazzi che li fanno? È naturale che, in un’epoca in cui gli uomini sono attirati soltanto da una cosa – il sesso – le donne debbano comportarsi in maniera tale da poter essere considerate attraenti da questi elementi. E una cosa tira l’altra, in un circolo vizioso.

Spero che gli uomini possano rinsavire e trattare con rispetto e devozione, come dovrebbero, le loro donne. Magari loro smetteranno di mostrarsi soltanto come oggetti di piacere.

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